Robert De Niro è Jack, un supervisore per la libertà vigilata che non ha fede in niente, né in Dio, né in se stesso, né tantomeno nel prossimo, un uomo che ha intrappolato la moglie in un matrimonio orribile.
Edward Norton è Stone, il detenuto alla ricerca di un percorso spirituale che tenta di convincerlo di essere cambiato per uscire dal carcere.
Milla Jovovich è Lucetta, la moglie di Stone che circuisce Jack per convincerlo a liberare il marito.
Loro tre sono superbi, intensi e convincenti. La sceneggiatura fa acqua.
Diretto da John Curran, il film è stato un flop clamoroso e comprensibile in USA ed è uscito qualche settimana fa in Italia solo in dvd, costituito da una sfilza di dialoghi che, seppure sorretti da un cast così sontuoso, dopo un'ora iniziano a strapparti qualche sbadiglio tra pretese filosofico-religiose che lasciano il tempo che trovano, un intreccio pigro con qualche risvolto campato per aria, rapporti interpersonali poco credibili ed una risoluzione inefficace.
Ve lo dico subito. Su questo film non sarò obiettivo. Non posso esserlo. Resident Evil è il mio videogioco preferito. Qualche anno fa ho acquistato il Nintendo Gamecube proprio perché era l'unica console su cui erano disponibili tutti i titoli della saga principale e me li sono rigiocati fino a consumarli. In quanto alle trasposizioni cinematografiche, le ho sempre trovate spassose. Perfino il secondo capitolo, francamente brutto, mi ha divertito per l'estrema somiglianza col videogioco.
Oltretutto, Alice, l'eroina della serie, è interpretata da Milla Jovovich, che mi renderebbe imperdibile anche una televendita di Mediashopping. E in questo quarto episodio, non solo la vediamo in 3D, ma all'inizio ci godiamo anche un intero esercito di Alice versione ninja (chi ha visto il terzo episodio sa di cosa sto parlando).
Alla regia torna il marito Paul W. S. Anderson, che aveva diretto il primo capitolo, finora il migliore, ed ha sceneggiato l'intera saga. Si riparte da dove avevamo lasciato, con la nostra bella guerriera che va distruggendo laboratori Umbrella a destra e a manca diretta verso un luogo di salvezza chiamato Arcadia. E Anderson ha lo spunto felice di toglierle immediatamente tutti i suoi poteri trasformandola da supereroina invincibile a donna qualunque, come tutte le protagoniste del videogioco.
Come Claire Redfield, che torna dall'episodio precedente, di nuovo interpretata dalla splendida Alison Larter, qui in preda ad amnesia. A lei si unisce finalmente il fratello Chris, eroe indiscusso della serie videoludica. Ritroviamo anche il supercattivo Albert Wesker, glaciale ed invincibile come ben sapranno tutti quelli che hanno dovuto affrontarlo con un joypad.
Il film segue gli stilemi del videogioco ricalcandone le dinamiche action con legittimi postmodernismi di regia esaltati dal 3-D e presentando personaggi ben tratteggiati ma non troppo approfonditi. Il tutto in un'ora e 25, durata perfetta per questo genere di prodotto.
Ai fans piacerà. Agli altri non gliene importerà nulla. Ma il film è in vetta alle classifiche e perfino la critica si è espressa abbastanza bene. Il quinto episodio è già in cantiere.
Lo ammetto, ero scettico. E le recensioni non erano incoraggianti. Invece mi ha preso. Serrato ed avvincente. Una docu-fiction che non scade mai nella spettacolarizzazione a tutti i costi. Quale che sia la spiegazione a cui si decide di dare credito, lascia comunque una certa inquietudine addosso.
Curiosa l'incredibile somiglianza con Terrore dall'infinito, storia di Dylan Dog scritta e pubblicata molti anni prima dei fatti raccontati nel film. Tanti i tratti in comune: l'ambientazione, le sedute ipnoterapiche, gli alieni che mascherano, forse, un disagio psicologico e perfino la presenza simbolica del gufo.
Tanto per cambiare, il doppiaggio fa i suoi danni. Per i filmati amatoriali sarebbe stato il caso di mantenere l'audio originale ed inserire i sottotitoli.