lunedì 18 aprile 2011

"Non so volare, mi scaccolo il becco e faccio pipì nella vaschetta degli uccelli."


Blu è un raro pappagallo brasiliano che, da piccolo, per colpa dei contrabbandieri, finisce a fare vita domestica nel Minnesota accudito da un'amorevole padroncina. Un giorno, un ornitologo le chiede di riportare il volatile in Brasile perché si accoppi con una femmina e salvaguardi la specie in via di estinzione. La nuova intromissione dei contrabbandieri, coadiuvati da un pappagallo cattivo, darà il via ad una serie di peripezie complicate dall'incapacità di volare di Blu. 

É uno schema narrativo trito e ritrito che abbiamo visto un miliardo di volte. Il protagonista non sa fare una determinata cosa, deve imparare a farla, incontra mille difficoltà e nel momento decisivo ci riesce. 

É proprio questo il problema del film. Non dice assolutamente nulla di nuovo per quanto riguarda la storia, le gag o i dialoghi. 

Ma la mancanza di originalità è compensata dalla simpatia irresistibile dei personaggi, caratterizzati benissimo, soprattutto da un punto di vista grafico. Il bulldog bavoso, in particolare, vale da solo il prezzo del biglietto, peccato che sia poco presente. 

Per il resto il film è una bella cartolina di Rio de Janeiro. La traduzione in italiano è pessima e il doppiaggio appena discreto. 

Il volo come metafora di indipendenza e libertà porta ad un epilogo identico a quello di Toy Story 3 ma più scontato e meno commovente. 

Si ride senza sganasciarsi. 

domenica 17 aprile 2011

"Ho dodici anni da tantissimo tempo."


Remake americano dell'omonimo film svedese del 2008 di Tomas Alfredson tratto dal romanzo di John Ajvide Lindqvist. 

Si racconta l'amicizia tra un ragazzino emarginato, vessato dai bulletti della scuola e una giovane vampira, autrice dei consueti delitti che le permettono di sopravvivere, la cui condizione la pone in un ovvio disagio esistenziale. 

Il film originale era un capolavoro sulla perdita dell'innocenza ed uno dei migliori film di vampiri degli ultimi anni. Quest'inutile remake all'americana, diretto da Matt Reeves, regista di Cloverfield, sposta l'azione da Stoccolma al Nuovo Messico ed è edulcorato dalle tematiche di pedofilia e scoperta della propria omosessualità riducendosi ad un horror anonimo, con qualche buon momento e un'atmosfera azzeccata, scene splatter in computer grafica scadente ed epilogo involontariamente comico. 

Guardatevi l'originale. E, in ogni caso, mille volte meglio questo che un qualsiasi episodio di Twilight.

domenica 3 aprile 2011

Bloccati sulla seggiovia? E allora? Io sono rimasto due notti sullo skilift.


Eh, sì, è quello che capita quando a manovrare la seggiovia ci sono un branco di idioti. I malcapitati di turno sono tre ragazzotti simpatici, il classico gruppo "lui, la sua ragazza e il migliore amico di lui" (e non pensate a corna o triangoli perché non ce n'è). 

Dunque, dicevamo, bloccati tutta la notte su un sedile gelato con la bella prospettiva di restarci fino al week-end successivo, quando saranno già belli e morti. Allora che si fa? Saltare giù significa spalmarsi come un formaggino Mio sulla montagna, arrampicarsi lungo i cavi taglienti si rischia di finire affettati come un salamino Beretta e intanto la biondina inizia a congelare come un bastoncino Findus (e le scappa pure la pipì). Tanto per restare in tema culinario, gli adorabili lupacchiotti che bazzicano la zona iniziano ad apparecchiare la tavola. A tutto questo aggiungete che la seggiovia è messa insieme con lo sputo e fate un po' voi. 

Altro film stile Open water, Buried, World Trade Center o 127 Hours, realistico, trascinante, ritmo sostenuto, non si perde in convenevoli e va dritto alla sostanza. La struttura della pellicola è ben bilanciata. Il rapporto e i dialoghi tra i tre amici risultano autentici, non riservano grossi contrasti ma non tolgono nulla alla tensione, anzi la accentuano. Le dinamiche action sono molto intelligenti, anche se, guardandolo, mi è venuta un'idea alla quale gli sceneggiatori non hanno pensato che avrebbe potuto agevolare la salvezza di uno dei personaggi, ma poco cambia per l'esito finale. Discreto l'epilogo. 

I frequentatori della montagna che hanno visto il film ne sono rimasti sconvolti. Io c'ho freddo già sul marciapiede di casa, figuriamoci. Riuscito, divertente e letteralmente agghiacciante.

venerdì 1 aprile 2011

"La cosa interessante degli scettici è che sono sempre alla ricerca di prove. La vera questione è cosa faremmo se le trovassimo."


Altro film recuperato fuori tempo massimo. Sarebbe la classica storia di fede ed esorcismi se non fosse che si prefigge di raccontare una storia vera. 

Abbiamo il giovane prete americano che ha preso i voti solo perché nella sua famiglia "o ti mangi 'sta minestra o ti butti dalla finestra", anche perché il papà è Rutger Hauer e fa di mestiere l'impresario di pompe funebri, figuratevi l'allegria. Neanche il tempo di indossare l'abito talare e il giovane prete è già in crisi. Il suo amico e mentore, per toglierselo dalle palle, gli consiglia di diventare esorcista per scoprire la fede facendo a bottigliate con il diavolo. 

Il nostro giunge così a Roma per frequentare l'accademia degli esorcisti ocomecavolosichiama, rompendo i coglioni con le sue polemiche da bravo scettico. L'insegnante, per toglierselo pure lui dalle palle, lo manda dal Clint Eastwood degli esorcisti, l'aspersorio più veloce del west, interpretato dal sempre grandissimo Anthony Hopkins. I due hanno i loro bei diverbi sul caso di una ragazza indemoniata, finché l'anziano esorcista non viene posseduto pure lui. 

Il film non dice nulla di veramente nuovo ed è un horror senza infamia e senza lode. Girato in modo onesto, per buona parte nella città eterna, con camei di alcuni attorucoli nostrani tra i quali Maria Grazia Cucinotta che recitano in italiano sottotitolati in inglese, ma se vedrete il film doppiato non farà alcuna differenza. 

I dialoghi tra esorcista maestro e allievo sono la parte migliore della pellicola, interessanti e scritti bene. Il personaggio femminile, una giornalista che aiuta il protagonista, è completamente inutile. La parte horror è pure buona, convenzionale, mai eccessiva, ben punteggiata e divertente. Il finale è scontato e un po' troppo didascalico. 

Si può guardare, soprattutto grazie ad un Hopkins convincente sia come prete che come indemoniato-Hannibal Lecter. Dunque come opera d'intrattenimento può andare, ma se cerca davvero di convincere un ateo come me che i fatti narrati siano reali, tra gente che vomita chiodi, muli demoniaci e telefonate dall'aldilà, francamente resto scettico.

giovedì 31 marzo 2011

"Ognuno di noi ha il potere sui mondi che crea."


Dico io, con tutti i film che vengono realizzati o riconvertiti in un inutile 3-D giusto per far spendere più soldi al pubblico, una volta tanto che una pellicola lo richiederebbe non solo per il coinvolgimento sensoriale ma anche per il concept della storia, si preferisce rimanere al 2-D classico. 

In occasione della recensione de La Leggenda dei Guardiani, ho espresso tutta la mia simpatia ed ammirazione per Zack Snyder, regista che si sobbarca sempre compiti ingrati con alterne fortune di critica e pubblico ma che, personalmente, non mi ha mai deluso. Per la prima volta il buon Zack non si cimenta in un remake o in una trasposizione da qualche fumetto o romanzo ma porta sullo schermo un suo script originale. 

La giovane Baby Doll viene rinchiusa in manicomio per aver accidentalmente ucciso sua sorella mentre tentava di salvarla dal patrigno, intenzionato ad impossessarsi dell'eredità della moglie defunta. Entro cinque giorni Baby Doll verrà sottoposta a lobotomia. Per sfuggire alla terribile realtà, la ragazza si rifugia in un mondo di fantasia in cui è la nuova ballerina di un postribolo. 

Un po' come succedeva con i livelli onirici in Inception, Baby Doll raggiungerà una terza dimensione fantastica (capito perché il 3-D sarebbe stato tematicamente azzeccato?) in cui un vecchio saggio gli fornisce le armi e le direttive per sfuggire alla prigionia. 

Così, se nella seconda dimensione si tratta di rubare semplicemente una mappa, una chiave, un accendino e un coltello, nella terza dimensione, Baby Doll e compagne devono affrontare avventure straordinarie, un mix di fantasy, videogames e manga, a partire dall'abbigliamento da lolite scolarette delle ragazze alle ambientazioni e ai nemici dark-fantasy-cyberpunk che citano Matrix, Tarantino, Il Signore degli Anelli e quant'altro, in scene action rutilanti, punteggiate dai classici rallenty che sono il marchio di fabbrica di Snyder. 

Il film ha la struttura semplice che deve avere e, quando la trama sembra diventare troppo lineare, arrivano i giusti imprevisti. Il colpo di scena finale poteva essere celato un po' meglio ma l'epilogo è comunque bello tosto. 

Si tratta perlopiù di uno spettacolone visivo in netta contrapposizione con le tre ore e mezza cariche di contenuti di Watchmen, terzultimo film di Snyder. 

Se un gruppo di ragazze ultrasexy che sparano a qualsiasi cosa non v'interessano, lasciate perdere. A me ha divertito molto. Peccato per il 3-D.

lunedì 28 marzo 2011

"Cre-pi Ho-Chi-Minh! Viva il corpo dei marines!"


Io mi domando e dico: ma gli americani ci sono o ci fanno? 

Tirare fuori una ruffianata di due ore sui marines, travestita da film di fantascienza, in un momento storico come questo. Il regista ha definito questo film un Black Hawk Down con gli alieni. Eh sì, perché i marines non sparano mica agli esseri umani ma solo ai mostri che vengono dallo spazio a ciularci l'acqua. 

Naturalmente la squadra che seguiamo nella lotta per la sopravvivenza attraverso Los Angeles è formata esclusivamente da brava gente, perché, figuriamoci, non esistono marines cattivi. A cominciare dal tenente-sergente-oquellocheè, interpretato da Aaron Eckhart, che è sul punto di ritirarsi e deve rientrare in azione contro l'invasione, il solito stereotipo di veterano che sa a memoria i numeri delle medagliette degli uomini che ha perso in battaglia e deve sempre optare tra la decisione giusta e quella meno giusta, mai quella sbagliata. 

Poi c'è il tizio che sta per sposarsi, quello con la moglie incinta, quello che va sempre al cimitero a trovare il fratello morto in azione e così via. Più tardi si unirà a loro Michelle Rodriguez, che ha fatto l'abbonamento ai ruoli di soldato (che poi questo in particolare sia in netta contraddizione con l'antimilitarismo new-age di Avatar ce ne sbattiamo le ovaie, eh, Michelle?) che ha tre battute, si vede cinque minuti ed è totalmente inutile. 

Il film è una sfilza interminabile di: "I marines non si ritirano", "I marines uniti risolvono qualunque cosa", "Ragazzino, tu sei il marine più coraggioso di tutti", "I marines sono bravi, belli e forti", "I marines non torturano i prigionieri di guerra a Guantanamo". "I marines non sparano sui civili inermi". E naturalmente nessuno dice parolacce, nessuno parla di figa e i nostri Capitan America sono pronti a farsi saltare in aria contro il nemico pur di salvare civili e commilitoni.

La parte action è banalissima e, se al posto degli alieni, ci fossero degli iracheni sarebbe la stessa cosa. 

Il film uscirà in Italia il 22 aprile. Per favore, boicottate questa puttanata propagandista. 

Le americanate mi stanno bene. Gli americanismi no.

lunedì 21 marzo 2011

Ma Giuda Ballerino...


Io non me la prendo mica con chi ha realizzato questa immane puttanata. 

Me la prendo con voi, fratelli dylandoghiani. 

Con voi che, come me, leggete le storie dell'Indagatore dell'Incubo dal lontano '86. 

Voi che, come me, non vi siete persi un albo regolare, uno speciale, un almanacco, un gigante, un maxi, un color fest, un fuoriserie. 

Voi che, come me, avete vissuto in pieno il boom del personaggio di Sclavi, gli Horror Fest milanesi, il merchandising e quant'altro. 

Me la prendo con voi che, come me, avete capito fin da subito, fin dalle prime foto di produzione, più di un anno fa, che questo film avrebbe fatto cagare e che non c'entrava un cazzo con Dylan Dog. 

E tutti insieme, mano nella mano, ci siamo uniti da bravi fratelli a scaracchiare e tirare gesùcristi contro quest'abominio. 

Contro il Dylan con la giacca di velluto e le espressioni macho alla Rambo (e lasciamo perdere Brandon Routh che non ha alcuna colpa), contro New Orleans al posto di Londra, contro l'assenza di comprimari e villains del fumetto, contro praticamente un prodotto che di Dylan Dog ha solo il nome. 

Tutti incazzati e indignati come armadilli fino ad una settimana dall'uscita del film. 

Sì, perché appena sono cominciate ad apparire le locandine con il titolo scritto in quei caratteri che ci piacciono così tanto, appena la tv ha iniziato a trasmettere i trailer, che pure facevano schifo ma alla fine appariva quel dannato titolo con quei fottuti caratteri, ecco che avete iniziato a sbattere la testa contro il muro e vi siete sottoposti ad una rieducazione mentale tipo Arancia Meccanica per dimenticare tutto quanto avevate sentito e letto del film fino a quel momento. 

E, come gli zombi di Romero sciamavano nel centro commerciale a metafora del consumismo, voi tutti lì in fila al botteghino a portare soldi ad un film che fino a qualche giorno prima avevate schifato. Peccato che non ci fosse davvero un Dylan, quello vero, a spararvi in testa o, quantomeno, un Dellamorte a piantarvi una pala nel cranio. 

Avete visto il film come i morti viventi di Dead Set se ne stavano imbambolati davanti al Grande Fratello, e siete usciti dalla sala tutti sorpresi. "Ma questo film fa schifo e non c'entra un cazzo con Dylan Dog!" 

Ma no?! 

Ma va?! 

Ma chi l'avrebbe mai detto?! 

Ma dove cazzo siete stati nell'ultimo anno?! Chiusi davvero in una bara sottoterra nel cimitero di Buffalora?! 

Adesso, fedelissimi dylandoghiani che volete tanto bene al caro indagatore e che siete inorriditi davanti a cotanto stupro, se questo film, Dio non voglia, avrà successo e si deciderà, Dio ce ne scampi, di farne un sequel, sapete con chi ve la dovete prendere?

Ah, naturalmente io il film l'ho scaricato e l'ho visto a sbafo. 

E indovinate un po'? 

Fa schifo e non c'entra un cazzo con Dylan Dog.